Forse questo è un lavoro troppo semplice: ecco perchè lo facciamo male

di , in Esperimenti,

In questo periodo mi faccio un bel po' di domande. Le ultime vicissitudini lavorative mi hanno portato a rendermi conto che devo ricalibrare le mie priorità, cosa che ovviamente ho già messo in pratica. Ricalibrare vuol dire anche capire cosa posso dare e quanto mi viene dato, mentre lavoro. E lavorare meno :)

Per cui, mentre lavoro ad un progetto seduto nella mia comoda poltrona e 2Pac canta allegramente i tempi che furono ed il progetto di cui sopra un po' comincia ad annoiarmi per limiti tecnici che non dipendono da me e che devono risolvermi altrimenti mi toccherà bere 5-6 tè stamattina, un po' di cose mi frullano nella testa.

Per prima cosa, ne parlavamo giusto con Stefano stamattina, forse questo lavoro è diventato troppo semplice. O meglio, nella testa delle gente è diventata semplicistica la concezione di questo lavoro.

Trascina, clicca, punta, ritrascina, copia, incolla. L'ho vista troppe volte come sequenza di operazioni e gli esiti, specie delle ultime due azioni, sappiamo tutti quali sono: danni.

Sempre per il progetto di cui sopra, ho dovuto utilizzare due servizi esterni messi a punto da altrettante aziende: assurdo come nel primo caso una semplice & in un flusso XML rompesse tutto e nel secondo, invece, vedessi l'errore di una pagina PHP (essì, l'interoperabilità...) direttamente a video.

Oggi, annus domini 2007, c'è ancora gente che se ne frega altamente di fare il proprio lavoro per bene. Bene vuol dire essenzialmente farlo nella maniera più semplice possibile: sviluppare accendendo il cervello, testare le modifiche che si fanno, andare oltre i test più facili e semplicistici, perchè gli utenti sono bastardi, nel senso migliore del termine, evitare regressione, evitare di lasciare voragini, come query che vanno a nozze con la SQL injection lasciate così perchè tanto è solo back office: ebbene, le insidie vengono sempre da dentro, più che da fuori...

Ho sempre pensato al mio lavoro come una cosa semplice da fare: è una sequenza di buone azioni da compiere, di regole minime che se un meccanico non osservasse quando ripara la vostra auto e dopo 2 km vi trovereste schiantati, non la prendereste affatto bene.

Mi sono fatto l'idea, anche parlando con le persone con cui ho il piacere di formare il circolo del Kapuziner (ogni martedì 2 kg di carne ed un po' di chiacchiere), che sia una sindrome diffusa dal fatto che ci sia purtroppo approssimazione, che porta alla semplicità (presunta) e quindi a danni, molti danni. E se è vero che non si ammazza nessuno, come farebbe un meccanico, di sicuro si fanno perdere soldi alle aziende per cui si lavora.

La triste realtà è che nessuno vuole fare le cose semplici, io lo vedo in tutti i campi del mio lavoro: dalla formazione, allo sviluppo, agli articoli che pubblichiamo.

E' emblematico che io mi sia rifiutato di fare un articolo introduttivo su ADO.NET per aspettare che lo facesse qualcuno (non mi piace occupare tutto solo perchè ho visibilità sui contenuti) e ci abbiamo messo 3 anni dall'uscita del .NET Framework per averlo. E' emblematico che non ci sia mai ressa per le sessioni di livello introduttivo (che io prendo volentieri, perchè trovo molto più stimolante insegnare a chi non sa, che a chi sa già...), che nessuno controlli i parametri di input in un metodo, che nessuno testi le modifiche fatte. Potrei continuare per ore ed ore.

Non è un problema di dimensioni, anche Microsoft nel suo "piccolo" fa queste cose: spesso scartano le soluzioni più semplici perchè non fa figo.

Morale: sento che troppo spesso c'è un rifiuto verso la semplicità, ma è quella la chiave per fare le cose per bene, perchè la complessità altro non è che tante cose semplici messe insieme. Peccato, abbiamo reso un lavoro semplice cattivo e mal percepito.

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