Perché é importante insegnare ai bambini la programmazione: cosa possiamo fare noi?

di , in Sviluppo web,

Di recente negli USA s'è tenuto un dibattito molto acceso circa l'insegnamento della programmazione a ragazzi e bambini. Iniziative come code.org sono, in tal senso, la punta di un iceberg che ha come motivo fondamentale di esistere il fatto che l'IT è uno dei pochi settori che non ha sentito la crisi e dove, anzi, c'è spesso mancanza di persone con gli skill giusti.

Negli Stati Uniti la realtà della formazione tecnica è differente, ma portando il discorso al nostro paese, il tutto assume un significato ancora più interessante: la scuola e l'università non sono molto pronte a formare esattamente le figure richieste dal mercato del lavoro e, comunque, si tende ad iniziare spesso molto tardi a scrivere codice.

Invece, in periodi di crisi come questo, l'IT (senza scomodare le startup) è un ottimo sistema attraverso il quale creare lavoro e produrre, al tempo stesso, risultati che vanno a migliorare la qualità del lavoro delle aziende: più software e più infrastruttura tecnologica (quindi anche più ITPro, non solo dev) producono sistemi in grado di automatizzare compiti che spesso sono noiosi, ripetitivi e soggetti ad errori, riuscendo ad ottimizzare i processi delle aziende (e della PA, volendo estendere il concetto). Ottimizzazione fa rima con competitività.

Come padre, mi chiedo spesso cosa faranno i miei figli da grandi: spero che facciano quello che gli piace, ma gli auguro che se la programmazione interessi loro, facciano tutti gli esperimenti del caso, pur scegliendo di fare tutt'altro come lavoro.

quadro generico codice

Personalmente, ho scritto i miei primi programmini verso i 10 anni, in Basic e QBasic, per risolvere problemi banali, come disegnare ASCII art da poter stampare, unire con la penna e poi fotocopiare. Mai e poi mai avrei pensato di farlo diventare il mio lavoro, ma è comunque stato un percorso interessante, dove quello che mi ha spinto (e mi continua a spingere) è una cosa semplice: risolvere i miei problemi e, ovviamente, da quando lo faccio per lavoro, quelli dei miei clienti. Nonostante il mio lavoro oggi sia molto diverso e scrivere codice non sia la mia più la mia occupazione principale, quando posso farlo provo sempre una grande soddisfazione: ho fatto funzionare qualcosa che prima non esisteva.

E' probabilmente arrivato il momento di iniziare a far programmare i nostri ragazzi e bambini un po' prima di quanto lo facciamo ora (se va bene alle scuole superiori), perché è importante che imparino anche l'attitudine a sforzarsi a costruire le cose: la programmazione, dopotutto, è anche fatta di logica e di passi da seguire per arrivare ad un risultato.

Io ho avuto la fortuna di fare un liceo particolare, con una sperimentazione informatica che prevedeva la presenza di un professore separato, che seppure in modo abbastanza discutibile, ha fatto sì che un po' tutti ci cimentassimo con la materia: su 25 solo io ho fatto questa carriera, ma credo che abbia stimolato l'intelligenza di tutti i miei compagni di classe. Oggi è ancora più facile, grazie a tool visuali che insegnano con lezioni video o linguaggi nati apposta per questo scenario.

Nei prossimi Community Days a Milano (25-27 febbraio 2014) proveremo a tenere presente anche questo: se sei uno studente, oppure hai un figlio dai 10 anni in su, perché non prendere l'occasione per fargli vedere quanto può essere bello premere un po' di tasti sulla tastiera e vedere realizzate le proprie idee? Io cercherò, impegni permettendo, di portare mio figlio. Non è detto che bisogna scrivere codice solo come professione, lo si può fare benissimo per hobby. Dopotutto, è il modo attraverso il quale più o meno tutti noi siamo arrivati a fare quello che facciamo.

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